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[14.11.2003]
 
   

Ecuador. Trentamila sassolini

“Un sasso nella scarpa”. Di lui parlavano così le compagnie petrolifere che operano in Ecuador. Angel Shingre, ecologista, da vent'anni difendeva i diritti delle popolazioni indigene. Shringe è stato assassinato la mattina del 4 novembre a Coca, la cittadina dove abitava, nella provincia di Orellana, nell’Oriente ecuadoriano. Lì, e nella vicina Sucumbíos, abitano i trentamila indigeni che hanno citato in giudizio la Chevron-Texaco, contro la quale si è appena aperto nella città amazzonica di Lago Agrio quello che viene definito il “processo del secolo”. In quasi trent’anni di attività nella regione amazzonica, la multinazionale ha scaricato nelle acque dei fiumi che attraversano le due province milioni di litri di rifiuti tossici, provocando l’inquinamento delle falde acquifere e del terreno, e un vertiginoso aumento nella popolazione locale dei casi di cancro. Shingre si era battuto con gli indigeni nei dieci anni necessari a trascinare la multinazionale in tribunale. Le molte organizzazioni ambientaliste e per la difesa dei diritti umani con cui aveva collaborato chiedono che venga al più presto fatta luce su una morte che rappresenta, tra l’altro, un messaggio diretto a tutte le organizzazioni di diritti umani e ambientaliste. Il messaggio è chiaro: “frenare la difesa integrale dei diritti umani con l’intimidazione”. Tolto quel sasso dalla scarpa, chi ha ordinato la morte di Shingre farà bene a ricordare che ne restano altri trentamila. O forse più, come dicono le diciotto organizzazioni ecuadoriane e internazionali che si sono riunite in ottobre a Lago Agrio, per studiare strategie comuni di lotta contro la prossima entrata in funzione dell’Ocp, l’oleodotto costruito da un consorzio di sette compagnie petrolifere, fra cui l’Agip, il cui potenziale di distruzione sociale ed ecologica è stato ampiamente denunciato dalla Campagna italiana promossa, fra gli altri, da A Sud, Cric, Terra Nuova e Carta. [A.M.]

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